IL DIAVOLO IN CORPO: L'ENIGMA DELL'ISTERIA


INCONTRI di PSICANALISI CRITICA
mercoledì 30 maggio 2012





Dal 1987 l’isteria è stata eliminata dall'elenco ufficiale delle malattie psichiatriche redatto dall'American Psychiatric Association (DSM-III-R) e questo significa che da un punto di vista medico non esiste più. Il termine però viene ancora usato nel linguaggio comune per descrivere in senso derogatorio i comportamenti eccessivi e irrazionali di alcune donne. È anche utilizzato in psicanalisi per indicare disturbi la cui causa è psichica, ma che si esprimono  attraverso il corpo. 

La psicanalisi usa il termine 'conversione' per indicare il processo attraverso il quale un turbamento emotivo è convertito in disturbo fisico. Il termine utilizzato per designare questo tipo di manifestazioni psicosomatiche, oltre a quello di 'isteria', è 'nevrosi di conversione'. È importante sottolineare che la conversione di ciò che è emotivo in sintomo somatico non è dovuta a un funzionamento difettoso della personalità, come la psichiatria e spesso anche psicanalisi hanno voluto credere, ma è la manifestazione del tutto normale della continuità tra mente e corpo che sia la medicina sia la filosofia occidentale hanno sempre avuto difficoltà ad accettare. Un sintomo isterico ha luogo quando una persona non è in condizione di mettere in parole la sua sofferenza psichica perché la presa di coscienza delle sue cause è bloccata da un'ingiunzione familiare, sociale, o culturale (e spesso da tutte e tre insieme) al silenzio. Una situazione traumatica che non viene riconosciuta come tale dall'altro non può essere espressa coerentemente con parole e quindi non può nemmeno manifestarsi chiaramente alla coscienza. Tuttavia il dolore provocato persiste ed è espresso attraverso il corpo, cioè per mezzo del dolore fisico, lanciando un messaggio forte e urgente, ma allo stesso tempo ambiguo. Il sintomo isterico è un significante il cui significato è stato occultato per ragioni di forza maggiore. Il contributo della psicanalisi alla filosofia e alle scienze umane è stato di aver compreso che il corpo parla e che molti disturbi fisici sono maschere di una verità nascosta. Non può sorprendere che nella storia della medicina l’isteria sia stata tradizionalmente considerata una malattia derivante dalla presunta debolezza e instabilità del corpo femminile. Quel che la medicina non ha mai voluto rilevare e che la psicanalisi ha invece osservato è che c’è uno strettissimo collegamento tra la nevrosi di conversione e la femminilità in un mondo in cui domina l'idea dell’inferiorità morale e intellettuale delle donne. 

Il termine isteria è antichissimo, deriva dal greco στέρα, "utero", e fu coniato da Ippocrate per indicare una serie di disturbi che sarebbero stati provocati appunto da quest'organo eletto a rappresentare l'intero organismo femminile. Al di là del termine, che fu un’invenzione greca, una descrizione di sintomi presentati come tipicamente femminili si trova già nel primo scritto medico conosciuto: il Papiro di Kahun (1900 a.C.), oltre che in un altro scritto, il Papiro Ebers (1600  a.C.). Per la filosofia e la medicina dell’antichità classica l’essenza della donna è rappresentata dall’utero e l’utero è immaginato come un animale agitato e impaziente. Scrive Platone in un celebre passo del Timeo (91c):
Nelle donne la cosiddetta matrice e la vulva somigliano a un animale desideroso di far figli, che, quando non produce frutto per molto tempo dopo la stagione, si affligge e si duole, ed errando qua e là per tutto il corpo e chiudendo i passaggi dell'aria e impedendo il respiro, genera il corpo nelle più grandi angosce e genera altre malattie di ogni specie.
Questa diagnosi mostra che la donna è concepita dai greci come una creatura sempre posseduta dall'urgenza della procreazione e mancante della capacità di controllo emotivo oltre che della razionalità che invece contradistingue l’uomo. Per fare un altro esempio, Aristotele nel trattato di scienze naturali De generatione animalium teorizza la passività del corpo femminile che sarebbe dominato dalla materia invece che dalla forma come invece è il caso per il corpo maschile. Come è noto nella filosofia di Aristotele tutte le cose sono una sintesi di forma e di materia, ma in questa coppia di opposti la forma è considerata di maggiore importanza perché senza di essa alla sostanza mancherebbe l’idea che la fa essere se stessa. 

La forma è per Aristotele causa finale, vale a dire ciò che impartisce il fine ultimo e che quindi costituisce  l'essenza della cosa stessa. Inoltre, sostiene Aristotele, la priorità della forma è anche logica perché "di ogni cosa si può parlare in quanto ha una forma e non per il suo aspetto materiale in quanto tale". (Metafisica VII1035a). Quindi quando Aristotele afferma che il corpo femminile ha meno forma di quello maschile, intende dire che è più debole perché è influenzato dalla forza  caotica della materia, ossia della matrice, cioè dell’utero. L'isteria, causata dalle intemperanze  dell'utero dimostrerebbe appunto la preponderanza della materia sulla forma nel corpo  femminile rendendolo debole, sregolato e selvaggio. La femminilità è quindi molto presto identificata con la capacità riproduttiva e condannata insieme ad essa. Così si è configurata una nozione di femminilità che dura da millenni e arriva a compimento nel XIX secolo con il concetto di isteria. 

L'epidemia di isterie registrata nelle nosografie del XIX secolo è servita a  riaffermare la predominanza della patologia nel corpo e delle emozioni negli esseri umani di sesso femminile. Per questo il corpo delle donne è sempre stato ritenuto bisognoso di regimi particolari (bagni, massaggi, diete, esercizi) che mutano con le epoche, ma i trattamenti principalmente prescritti alle donne 'isteriche' sono stati il sesso e la gravidanza. Considerato che le crisi di convulsioni e gli altri sintomi che le donne hanno spesso manifestato nel corso dei secoli non sono altro che l’espressione fisica di un dolore e di una rabbia impotente a esprimersi altrimenti, è significativo che la cura tradizionale impartita per questa condizione non sia nient’altro che la re-imposizione delle due funzioni tradizionalmente assegnate alle donne: la sessualità e la maternità. Insomma, quando le donne davano in escandescenze, gli uomini si attivavano per ristabilire il controllo attraverso l’imposizione 'terapeutica' dell’atto sessuale e della conseguente gravidanza.

Se i sintomi isterici si esprimono nel corpo, che è il solo luogo in cui possono essere socialmente riconosciuti, è anche vero che una volta entrati nella sfera pubblica il loro significato è stato appropriato e trasformato dai discorsi culturali dominanti. Per esempio, a partire dal medioevo si fecero strada due fenomeni uguali e contrapposti: quello delle sante e quello delle indemoniate. I sintomi esibiti da queste due categorie di donne sono quelli di sempre, ciò che cambia è che ora sono attribuiti non a problemi medici ma a forze sovrannaturali—divine in un caso, diaboliche nell’altro. Nelle biografie delle mistiche sono menzionate: anoressia, mutismo, trance (assenze mentali), posture teatrali, allucinazioni, dolori lancinanti che si spostano in varie parti del corpo, piaghe che si aprono e si rimarginano improvvisamente. Anche negli atti dei processi alle streghe si trovano riferimenti ad allucinazioni, delirio, anestesie in parti del corpo spesso corrispondenti a presunte 'zone isterogene' (bocca, seno, vulva). Quindi che cosa permetteva di distinguere tra una santa e una strega, dato che le manifestazioni esteriori erano le stesse? Tutto dipendeva dalla capacità della donna di mostrare ai membri della gerarchia ecclesiastica che le rivelazioni ricevute erano del tutto in accordo con i dogmi della chiesa e che non contenevano alcuna traccia di sensualità, di ribellione e aggressività.

Nei secoli passati, la via religiosa era l’unica alternativa che una donna potesse avere al ruolo obbligato di moglie e di madre, ma poiché le donne erano subordinate e marginalizzate anche all’interno della gerarchia cattolica, il misticismo era un modo per guadagnare per sé un’autorità e una libertà che altrimenti a una donna non sarebbe mai stata concessa. Chi è il mistico all’interno delle religioni monoteiste? È una persona che rivendica una conoscenza superiore che deriva dalla sua esperienza personale della parola di Dio. Il mistico fa a meno della mediazione della gerarchia ecclesiastica e attinge direttamente alla fonte divina della verità attraverso l’estasi che gli permette di ottenere una comunione reale e non semplicemente simbolica con Dio.   

Attraverso le visioni mistiche--che per altro la Chiesa vedeva con molto sospetto--alle donne poteva riuscire di ottenere  un’autorità che non avrebbero potuto raggiungere in nessun altro modo. Una delle mistiche di maggiore fama fu Teresa d’Avila (1515-1582) la fondatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze, pronunciata santa nel 1622 e infine dichiarata Dottore della Chiesa nel 1970. Per difendersi dalle accuse di possessione, Santa Teresa scrisse una biografia in cui raccontò il suo cammino verso il misticismo. Da essa apprendiamo che soffriva di costanti e acuti dolori fisici di natura imprecisabile, di estasi e visioni, e che si imponeva continuamente flagellazioni e altre mortificazioni della carne. Nel 1559, Teresa cominciò a vedere forme angeliche e infine Gesù in persona. Nella più famosa di queste visioni compare un cherubino che le infila una lancia infuocata nel petto causandole un dolore insopportabile e allo stesso tempo un piacere ineffabile. Leggendo la descrizione di questo rapimento divino è difficile non vederne la forte connotazione erotica, che è però letteralmente 'angelicata', cioè coperta dall'immagine dell'angelo. Scrive Teresa:
Vedevo un angelo accanto a me, a sinistra, in forma corporea. … Non era un angelo grande, ma piccolo, bellissimo, col volto così infocato che pareva di quegli angeli dei cori più alti, che paiono ardere tutti d’amore. … Lo vedevo tenere in mano una lunga freccia d’oro che sulla cuspide mi pareva avesse un po’ di fuoco. Mi pareva che me la conficcasse più volte nel cuore spingendola fin dentro le viscere: e quando la estraeva, avevo l’impressione che se la tirasse dietro, lasciandomi tutta ardente di un immenso amor di Dio. Il dolore era tale che mi faceva emettere quei gemiti che dicevo, ma la dolcezza al tempo stesso era così sovrabbondante, che l’anima non poteva desiderarne la fine ne volere altra consolazione da Dio. (Vita di Santa Teresa D’Avila, p. 228)
È difficile capire come Teresa sia riuscita a districarsi dall’accusa di essere un’indemoniata. Evidentemente riuscì a convincere i suoi direttori spirituali della origine puramente divina e non sessuale delle sue visioni.

Per ricapitolare, l’isteria, cioè i disturbi di conversione, sono stati attribuiti tradizionalmente a tre cause. La prima è la causalità fisiologica: dal punto di vista della tradizione medica, i sintomi isterici sono l’effetto della natura del corpo femminile, che è debole, sregolato e mancante di naturale equilibrio. Questa linea di pensiero continua ininterrotta almeno fino al XVIII secolo. Per esempio, secondo la medicina settecentesca, i disturbi femminili erano provocati dalla "porosità" del corpo femminile che mancava di definizione, cioè di confini netti (la forma aristotelica). Questa porosità faceva sì che l’aria si infiltrasse troppo facilmente nel corpo e provocasse delle ebollizioni che nel 1700 venivano chiamate “vapori”. I vapori mandavano le donne in escandescenze e coloro che ne soffrivano erano chiamate nei salotti francesi le “vaporose”. Sempre in quel periodo, l’aspetto eccessivo, scandaloso e incontrollabile del comportamento isterico fu per la prima volta diagnosticato come “ninfomania” da un medico francese, J.D.T. de Bienville nel 1771. Per evitare questa condizione patologica il medico raccomandava alle madri un'educazione autoritaria e restrittiva delle fanciulle, alle quali doveva essere proibita persino la lettura dei romanzi d'amore nel timore che questi esacerbassero le già loro deboli fibre nervose.

La seconda è la causalità sovrannaturale. La chiesa cattolica accetta ancora oggi l’esistenza sia di visioni divine sia di possessioni diaboliche. Queste ultime vengono sottoposte alla cura di un sacerdote specializzato che le tratta con un particolare rito cosiddetto di 'esorcismo'. Il valore sovversivo degli atteggiamenti mistici e dei rapimenti, divini o no, si manifestò chiaramente nel fenomeno delle 'convulsionarie' che iniziò a Parigi nel 1731, dopo numerosi casi di crisi di convulsioni seguite da guarigioni miracolose avvenute nel cimitero di Saint-Medard, sulla tomba del diacono François Paris, morto in odore di santità. Poiché nel cimitero si raccoglievano folle crescenti di donne scalmanate, le autorità cominciarono a preoccuparsi dei buoni costumi delle convulsionarie che nel loro entusiasmo si dimenavano in modo osceno e si slacciavano le vesti. Così nel 1732 il Re emanò un ordinanza che chiudeva il cimitero. I cittadini di Parigi ironizzarono su questa ordinanza con un motto divenuto poi celebre che diceva: “il re fa divieto a Dio di compiere altri miracoli in questo luogo”.


La terza causalità è quella psichica, che è quella individuata dalla psicanalisi. Ho già detto che la grande scoperta della psicanalisi è stata quella di notare che i sintomi isterici corrispondevano a pensieri traumatici rimossi. Ma perché certi ricordi erano traumatici? Che cosa costitutiva l’aspetto traumatico di un ricordo? L’ipotesi che era nell’aria negli ambienti psichiatrici e che Freud adottò con decisione fu che i ricordi traumatici erano di carattere sessuale, cioè erano ricordi di abusi sessuali. I sintomi isterici erano l’effetto di esperienze di 'seduzione' sessuale infantile, ciò che noi oggi chiameremmo molto più semplicemente molestie sessuali.

La tesi di Freud fu che “le isteriche soffrono di reminiscenze”, perché hanno rimosso ricordi di molestie sessuali che sono sprofondati nell'inconscio. Parlare di ricordi inconsci è contraddittorio: come è possibile avere un ricordo inconscio? Freud riteneva che le isteriche avessero subito molestie sessuali da parte di familiari, governanti o amici di famiglia in un età molto precoce, verso i quattro cinque anni, cioè in un momento in cui non avevano gli strumenti per codificare e interpretare l’accaduto. Tali ricordi sarebbero quindi stati rimossi e sarebbero rimasti dormienti nell’inconscio fino alla maturazione sessuale. Il risveglio sessuale avrebbe riattivato il trauma, non in forma di consapevolezza dell’evento, ma in forma  di sintomo somatico. Freud dice che i sintomi isterici sarebbero come un "monumento" eretto per ricordare un evento passato. Il sintomo, come il monumento, sarebbe una cristallizzazione simbolica di un fatto accaduto e mai compreso e analizzato.

Il problema era che Freud aveva molte difficoltà a far affiorare l’effettivo ricordo delle molestie sessuali presumibilmente subite dalle sue pazienti. Abbiamo già visto che la prima tecnica adottata per riportare alla luce questi ricordi fu quella dell’ipnosi, ma Freud si rese conto che c’erano molte controindicazioni perché i nevrotici non erano facilmente ipnotizzabili e quando erano ipnotizzati si creava una relazione di sudditanza tra ipnotizzato e ipnotizzatore che rendeva poco affidabili le loro rimemorazioni. Per questo in seguito Freud rinunciò all’ipnosi vera e propria e si limitò a mettere una mano sulla fronte del paziente suggerendo che in quel momento avrebbe percepito un’immagine mentale o un ricordo di cui avrebbe dovuto parlare.

L'ipotesi di Freud era che attraverso la libera associazione durante le sessioni psicanalitiche i ricordi traumatici rimossi sarebbero venuti alla coscienza e quindi non avrebbero più avuto il potere di causare i sintomi isterici. Tuttavia nel corso delle libera associazione, Freud esercitava un’azione di stimolo e di filtro perché non si accontentava di qualsiasi idea venisse in mente alla paziente, ma ricercava specificamente quelle di contenuto sessuale. Freud riteneva che un ricordo per essere patogeno, cioè per produrre sintomi, doveva essere separato dalla sfera della consapevolezza da “un’enorme resistenza”. Per via di questa enorme resistenza, Freud si aspettava che il ricordo non emergesse mai direttamente e esplicitamente, ma che si presentasse attraverso simboli cioè rappresentazioni o atti mentali che servivano da sostituti per l’espressione dell'idea rimossa. Freud nota che “mai i pazienti raccontano spontaneamente queste storie, né mai, durante il trattamento, giungono di colpo ad offrire al medico il ricordo completo di tale scena”. L’evento traumatico infantile quindi era il risultato di una ricostruzione analitica, cioè era ricostruito a partire dalle immagini raccolte durante  il processo di libera associazione. Per spiegare come avviene la formazione dei simboli che mascherano i ricordi traumatici, Freud elaborò il concetto di ricordi di copertura.

Freud aveva notato che la maggior parte delle persone ha alcuni ricordi che risalgono alla prima infanzia. Questi ricordi a volte si riferiscono chiaramente a momenti importanti e significativi (nascite, morti, esperienze emozionanti), altre volte invece, sorprendentemente, registrano scene o episodi del tutto insignificanti. Freud si chiede: perché la nostra memoria ha custodito ricordi di eventi così poco significativi? Facendo delle domande alle famiglie dei pazienti, Freud scoprì che questi ricordi apparentemente irrilevanti erano invece collegati a situazioni o accadimenti importanti che erano stati estromessi dalla cornice del ricordo. Freud fa l’esempio di un professore di filosofia il cui primo ricordo riportato ai tre o quattro anni d’età, è una tavola apparecchiata sulla quale è posata una scodella con del ghiaccio. Secondo i genitori del professore a quel tempo risaliva la morte della nonna del professore che lo aveva molto impressionato. Quindi l’immagine della scodella con il ghiaccio era stata deputata a rappresentare e allo stesso tempo a cancellare un evento traumatico. La scodella del ghiaccio era insomma una metafora di quell’evento nella misura in cui una metafora è un procedimento simbolico attraverso cui una cosa viene rappresentata (ma allo stesso tempo anche nascosta) da un’altra che non ha alcuna somiglianza visibile con la prima. Questo secondo Freud è il modo normale in cui i ricordi vengono codificati nell’inconscio.

Freus però nota che esiste un'altra categoria di ricordi che denomina "ricordi di copertura" che sono propriamente dei pseudo-ricordi nel senso che sono ricordi ricostruiti a posteriori. Un ricordo di copertura è costituito da un ricordo reale 'coperto' dalla sua interpretazione posteriore. L’interpretazione successiva del ricordo reale trasforma la sostanza del ricordo stesso. Per esempio: una bambina di tre anni o quattro è abituata a succhiare il ciuccio. Un giorno durante una gita con i genitori si accorge che il ciuccio è stato dimenticato a casa e ne sente la mancanza. Da adulta le ritorna in mente questo episodio però in un’altra versione: non è vero che il ciuccio è stato dimenticato, è lei che nel corso della gita ha preso il ciuccio e l’ha volontariamente e drammaticamente gettato giù da un ponte per indicare di essere ormai diventata grande. La memoria le mostra la scena di lei bambina che lancia il ciuccio da un piccolo ponte nel fossato sottostante. La cosa interessante dei ricordi di copertura è che sono tendenziosi, cioè hanno una tesi da dimostrare e che volentieri mettono in scena il protagonista stesso che si vede visivamente rappresentato nella scena.

Per ritornare alla questione dei ricordi inconsci delle isteriche, la domanda è: il processo di analisi e di interpretazione delle immagini che emergono durante la libera associazione porta alla luce ricordi reali che sono stati rappresentati con immagini simboliche, oppure è possibile indurre la costruzione di pseudo-ricordi cioè ricordi di copertura sollecitati dall’intervento dell’analista? Freud stesso confessava di non essere mai riuscito a riportare chiaramente alla coscienza la memoria delle molestie sessuali che aveva ipotizzato essere la causa dei disturbi isterici. Per spiegare questo fatto, Freud teorizza che il ricordare stesso sia un processo metaforico perché viziato dalla rimozione, cioè che non si ricordano le cose stesse, ma le immagini ad esse collegate. Se le cose stanno così però tutti i ricordi sono in qualche modo ricordi di copertura, cioè ricordi che sono stati ristrutturati in un secondo tempo dalla persona sotto l’influsso di un’intenzione ulteriore. E allora i ricordi traumatici delle isteriche in cura da Freud erano di primo grado, cioè si riferivano a fatti realmente accaduti o erano di secondo grado, cioè erano ricordi di copertura indotti nelle pazienti dal desiderio di Freud di trovarli?

Oggi abbiamo una consapevolezza molto più chiara del fatto che i ricordi possono essere indotti e spesso i ricordi che emergono in questa maniera sono di tipo sessuale. È recente la notizia che le maestre dell’asilo di Rignano Flaminio accusate di abusi sessuali sui bambini che accudivano sono state assolte perché il fatto non sussiste. In questo e in altri casi vengono alla luce le angosce e i fantasmi che gli adulti proiettano sui bambini. Questo però non deve far pensare che gli abusi e le molestie sessuali su donne e bambini non esistano e che non siano molto più frequenti di quel che si pensa. Tuttavia, quando questi fatti hanno luogo, sono ricordati. La volta scorsa ho accennato al fatto che un evento è traumatico non perché è stato rimosso ed è diventato inconscio, ma è rimosso perché la vittima incontra l'indisponibilità dell'Altro ad ascoltarla. Per esempio, la crudeltà sui bambini all’interno delle famiglie o le donne picchiate stuprate e uccise da mariti e fidanzati o amici non sono delle novità, ma solo ora cominciano a essere pubblicamente riconosciute e condannate. Solo ora questi atti sono interpretati come patologici o criminali. Nel frattempo, per secoli le vittime di queste situazioni hanno sofferto senza poter dare un nome al loro dolore. Il trauma è certo stato causato dalla rimozione dei ricordi, ma non ad opera delle vittime, ma da parte dell'intera società che non ha voluto né vedere né comprendere. 

Per ritornare a Freud e alla teoria psicanalitica. Freud cominciò a trovarsi in difficoltà quando si accorse che non era così agevole risalire dai ricordi delle pazienti alle scene di seduzione infantile. Fu allora che postulò che tali ricordi dovevano essere ricostruiti attraverso un’interpretazione selettiva delle immagini portate dalle pazienti in analisi. In questo modo, inconsapevolmente aprì la strada alla formazione di ricordi di secondo grado, cioè ricordi di copertura. Attraverso questo procedimento fu in grado di sostenere la teoria dell’effetto traumatico dei ricordi inconsci di molestie sessuali subite in giovane età. Accadde così che il numero di donne in analisi che si ricordavano di aver subito abusi sessuali crebbe moltissimo e Freud cominciò ad avere dei dubbi sulla realtà del fenomeno—per lui era difficile credere che così tante signore di buona famiglia avessero subito abusi da parte dei familiari. Doveva esserci un’altra spiegazione.

La spiegazione a cui arrivò Freud fu che i traumi sessuali infantili non erano ricordi di fatti veramente avvenuti, ma erano fantasie di seduzione. In altre parole, le isteriche non erano più viste come le vittime di seduzione sessuale, ma erano invece diventate loro le seduttrici nel senso che, secondo Freud, erano le autrici inconsce di fantasie di seduzione, generalmente nei confronti del padre. Quindi l’ipotesi che le isteriche soffrivano di “reminiscenze” inconsce venne emendata con la teoria che le isteriche soffrivano di fantasie sessuali incestuose inconsce e che fosse proprio il carattere proibito di queste fantasie a creare la rimozione e i sintomi isterici. 

È su questa ipotesi che si basa tutta la teoria del complesso d’Edipo che è diventata il concetto fondamentale e distintivo della psicanalisi. Il complesso d’Edipo è l’idea che lo sviluppo psichico individuale debba obbligatoriamente passare attraverso una fase in cui la bambina desidera il padre e il bambino desidera la madre e vede il padre come un rivale da eliminare. La cosa da sottolineare è che secondo Freud, anche i bambini piccoli provano fin da subito  desiderio sessuale, piuttosto che un sentimento di attaccamento o di affetto. Così le fantasie isteriche sarebbero state proprio la traccia del complesso d’Edipo nella sua declinazione femminile.

Come prendere questa interpretazione di Freud che è costitutiva della psicanalisi? In verità, si tratta di una radicale inversione di marcia della direzione iniziale. La psicanalisi era nata da un atteggiamento veramente rivoluzionario che era il desiderio di dare per la prima volta ascolto alle parole delle donne in un mondo in cui le loro parole non avevano alcun peso e alcuna autorità. Dalle loro parole certamente emergeva un rapporto problematico con la sessualità che fu rapidamente attribuito alle fantasie incestuose derivanti dal complesso d’Edipo.

Il problema è che in nessun caso veniva messa in discussione l’autorevolezza dell’interpretazione dello psicanalista maschio, cioè di Freud. Gli psicanalisti sanno o dovrebbero sapere che esiste la violenza dell’interpretazione, cioè c’è sempre la possibilità che lo psicanalista attribuisca all’analizzante i propri pensieri e desideri. In particolare, Freud preferì pensare che non siano i  desideri di seduzione degli adulti verso i bambini a costituire un trauma, ma che sia l’opposto, cioè il fatto che siano i bambini ad avere desideri sessuali verso gli adulti. In questo caso, la violenza dell’interpretazione sta nell’attribuire ai bambini pensieri (le fantasie edipiche) che invece sono proiezioni degli adulti. Del resto, il mito di Edipo prima di essere la storia di un figlio che uccide il padre, è la storia di un padre (Laio, il re di Tebe) che tenta di uccidere il figlio con la scusa che l’oracolo di Apollo a Delfi aveva vaticinato che Edipo lo avrebbe ucciso. Potremmo tranquillamente dire che il complesso di Edipo è il ricordo di copertura che i padri hanno prodotto per mascherare la loro rivalità con i figli dicendo: “non sono io che lo voglio morto, è lui che mi vuole eliminare per prendere il mio posto”. La qual cosa è naturalmente corretta perché è inevitabile che le generazioni si succedano e i padri devono rassegnarsi a tramontare. Ma i patriarchi che non vogliono accettare di uscire di scena producono il complesso di Edipo, proiettando sui figli il proprio sentimento di rivalità.

Per concludere, che cos’è quindi l’isteria? L’isteria è un enigma, come ho scritto nel titolo, perché non è stata analizzata dalla giusta prospettiva. Si tratta di una condizione psichica che non deriva tanto dal fatto contingente che le isteriche abbiano o non abbiano subito abusi sessuali, ma piuttosto dal fatto che le isteriche in quanto donne soffrono in una cultura patriarcale dei mille modi in cui il sesso femminile è stato marginalizzato e silenziato nel corso dei secoli. Diciamo che le isteriche sono donne che non si sono adattate a questa condizione sia perché più sensibili, più intelligenti, più ostinate o perché il loro vissuto è stato particolarmente traumatico. Poiché le isteriche non hanno le parole per parlare di sé, parlano la lingua dell’altro. L’altro nel corso dei secoli è stato il medico, il prete, lo psichiatra e infine lo psicanalista. Poiché le donne non sanno chi sono (non essendo libere di essere ciò che vogliono), parlano con le parole dell’Altro. Se l’altro dice che sono indemoniate, diventano indemoniate, se si apre la possibilità di diventare sante diventano sante, oppure diventano “convulsionarie”, “vaporose” e infine diventano “isteriche”, cioè malate della psiche.

Uno psicanalista francese che si chiama Lucien Israel, diceva che “l’isteria è un combattimento”, come tutti i sintomi psichici quelli isterici sono una formazione di compromesso poiché da un lato le "isteriche" obbediscono al desiderio dell’altro e dall’altro lo contraddicono. Si tratta di una forma di resistenza passiva delle donne contro l’interpretazione stereotipica e misogina della loro natura. A questa misoginia ha contribuito senz’altro anche la psicanalisi. Freud era lui stesso convinto dell'inferiorità costituzionale della donna.

Rispetto alla questione del legame tra isteria e sessualità, al di là dei casi effettivi di abusi sessuali subiti da molte donne, la condizione femminile è particolarmente vulnerabile perché la donna è educata a considerarsi un oggetto di desiderio sessuale e non un soggetto desiderante. In altre parole, la donna ha da sempre il compito di piacere e di attrarre il desiderio dell’uomo e così facendo è chiamata a dimenticare il suo. Dunque la femminilità si trova in una condizione di passività che la espone alla violenza sessuale reale e simbolica. L’isteria è la reazione di ribellione a questa situazione. Attraverso i sintomi isterici le donne chiedono di smettere di essere oggetti di attrazione e di diventare soggetti di desiderio.

Oggi il termine isteria, come abbiamo visto, non è più utilizzato nel linguaggio psichiatrico ufficiale, quello codificato dal DSM, che cosa significa questo? La tendenza della psichiatria contemporanea è quella di ridurre il disagio psichico a un disturbo meramente fisiologico. Il disagio psichico oggi viene riassunto generalmente sotto la categoria di “depressione” o di "schizofrenia" termini che hanno il vantaggio di significare tutto e niente. Attraverso l’abolizione del termine di “isteria” si è voluto cancellare la memoria dei molti tentativi che le donne hanno fatto nel corso del tempo per farsi finalmente ascoltare.