SULL'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

Marina de Carneri

INCONTRI di PSICANALISI CRITICA
mercoledì 16 gennaio 2013





I popoli antichi hanno sempre dato un’immensa importanza ai sogni come metodi per divinare il futuro e il volere degli dei, e decidere quindi se fosse o no il momento per compiere un determinato atto. Nel II secolo d.C. un autore greco, Artemidoro di Daldi, scrisse un trattato sull’interpretazione dei sogni in 5 libri in cui si proponeva di dimostrare che i sogni erano il luogo in cui si manifestavano rivelazioni riguardo il passato e il futuro, cioè che i sogni avevano un significato simbolico e profetico che poteva essere compreso oggettivamente. Questa credenza non ci è così estranea--ancora oggi c’è chi pensa di poter vedere in sogno i numeri che usciranno al Lotto.

Ma come si fa ad analizzare un fenomeno così incerto, mutevole e confuso come i sogni? La maggior parte  dei sogni non viene ricordata affatto o è ricordata in maniera frammentaria e i sogni che ci ricordiamo a volte ci colpiscono perché sono del tutto incomprensibili e pieni di immagini bizzarre. È quindi importante cominciare dai punti fissi, cioè dai tratti comuni a tutti i sogni. Il primo punto indiscutibile è che i sogni avvengono durante il sonno e che il sogno è quindi la manifestazione della vita della psiche durante il sonno.

Ma che cos’è il sonno? Il sonno sembra esprimere una necessità sia della psiche che dell’organismo di ritirarsi per un certo periodo di tempo dal mondo e di interrompere ogni contatto con stimoli che provengono dall’esterno. Freud osserva che sembra che gli esseri viventi sentano il bisogno di prendersi regolarmente dei periodi di vacanza dalla vita. Se è così il sogno sarebbe come un intruso, un ospite indesiderato e invadente, oppure come un servo che fa rumore mentre il padrone (cioè la coscienza) vuole dormire. Infatti spesso i cattivi sogni vengono attribuiti a un’indigestione o ad altri malanni fisici che disturberebbero il sonno. Se così fosse i sogni non avrebbero alcun significato e non avrebbero bisogno di essere analizzati e interpretati. Tuttavia, sappiamo anche che non tutti i sogni sono attribuibili al mal di pancia e che tutti più o meno frequentemente sogniamo.

Dobbiamo constatare che anche se il corpo sprofonda nel sonno, cioè si mette in una condizione di immobilità e di non reattività agli stimoli, c’è qualcosa nella psiche che non va mai a completamente a dormire. Certamente si può ipotizzare che il sogno sia il modo in cui la psiche (il pensiero) reagisce agli stimoli esterni o interni all’organismo stesso (come la fame, la sete, il bisogno di urinare) che agiscono nel sonno. Questo fatto è stato confermato anche dalla psicologia sperimentale che ha mostrato come stimoli esterni provocati durante il sonno compaiono all’interno del sogno. Per esempio: ad una persona viene versata dell’acqua calda sulla fronte mentre dorme e questa sogna di essere in un paese caldo e quindi di sudare sulla fronte e di bere vino bianco. Naturalmente, a volte lo stimolo che causa il processo onirico proviene dall’interno dell’organismo, per esempio la fame, la sete, il bisogno di urinare. 

I sogni che sono provocati da stimoli esterni o interni all’organismo hanno la caratteristica di essere molto chiari e semplici e hanno il vantaggio di mostrare una delle funzioni del sogno che è quella di proteggere il sonno. Per questo, le persone che vengono disturbate dagli stimoli non si svegliano, ma producono una rappresentazione che ingloba quello stimolo in un frammento narrativo che permette loro di rimanere addormentati. Quindi una delle funzioni dei sogni è di permettere alle persone di continuare a dormire. Ma è questa la loro unica funzione? Non si potrebbe anche dire il contrario? Cioè che è vero che  sogniamo per dormire, ma anche che dormiamo per sognare.

Freud nota che nel linguaggio comune esiste l’espressione “sognare a occhi aperti”. Una persona che sogna a occhi aperti è qualcuno che (come chi dorme) ritira l’attenzione da ciò che la circonda e attraverso l’immaginazione si rappresenta situazioni che la gratificano, per esempio circostanze che soddisfano i suoi desideri narcisistici o sessuali. Tipicamente i sogni a occhi aperti cominciano nell’adolescenza e finiscono (non sempre) con l’età adulta. Sappiamo che le ragazzine di solito sognano il principe azzurro e i ragazzini immaginano di compiere azioni che faranno loro ottenere la fama tra gli amici e il favore delle ragazze. Se noi chiamiamo i sogni a occhi aperti “sogni” è proprio perché riconosciamo in essi un’affinità con i sogni notturni. In particolare, se i sogni a occhi aperti raffigurano la realizzazione di desideri, così fanno anche i sogni notturni.

Se le cose stanno così l’origine dei sogni non è solo somatica, ma anche psichica. Quindi, i sogni non sono solo la risposta a degli stimoli e il loro fine non è solo di permettere al sognatore di continuare a dormire, ma il fine dei sogni può anche essere la rappresentazione di desideri attraverso la messa in scena della loro realizzazione in forma di allucinazione notturna.

Insomma, i desideri che non sono stati ancora realizzati o che non possono essere realizzati, attraverso i sogni possono essere presentati come realizzati per mezzo di un’allucinazione. In questo caso il sonno serve a permettere al sognatore di realizzare in forma distorta certi suoi desideri. Il sogno ha quindi una doppia funzione, da un lato è il custode del sogno, dall’altro è il custode del desiderio. In quanto custode del desiderio, il sogno si incarica di rappresentare il desiderio con un’immagine che lo appaga. Se io desidero di andare al mare, il sogno può mostrarmi un’immagine di me al mare che ha la qualità di un’esperienza vissuta. Il potere peculiare dei sogni è il fatto che non producono solo immagini delle cose desiderate, ma anche le sensazioni e le emozioni che accompagnano la loro realizzazione.

Cosi, per esempio durante il sonno, la psiche confrontata con il sorgere di bisogni o doveri da svolgere e la volontà di continuare a dormire si attiva per produrre immagini che rappresentano quei bisogni o doveri come soddisfatti, anche se naturalmente questa strategia funziona solo fino a un certo punto perché alla fine il principio di realtà naturalmente prevale. Se si ha fame o sete alla fine bisognerà mangiare e bere. Se si desidera sfuggire alla necessità di alzarsi, si può sognare che si è già alzati, che si lava o che si è già a scuola, mentre in realtà si continua a dormire,  mostrando così di preferire alzarsi in sogno che davvero. Questi sono i sogni che Freud chiama “di convenienza”

Spesso però non è possibile rintracciare il bisogno o lo stimolo che il sogno intendeva appagare; spesso il significato dei sogni è oscuro, contraddittorio e a volte sembra essere inesistente. Perché? Questo dipende dal fatto che il sogno si esprime con un linguaggio che non funziona nello stesso modo del linguaggio  che noi usiamo nello stato di veglia. Da svegli noi ci esprimiamo attraverso le parole che ascoltiamo e rivolgiamo agli altri e qualche volta parliamo anche con noi stessi. Tuttavia, la peculiarità del sonno è l’inibizione della facoltà di muoversi e di parlare e la neutralizzazione di tutti i canali che permettono la ricezione degli stimoli dall’esterno. Il sogno quindi non può utilizzare né l’ascolto né la facoltà di parola.

Il sogno si esprime su due livelli: attraverso la creazione di immagini e attraverso la produzione di emozioni, ma non sul pensiero verbale. Poiché non si basa sul linguaggio verbale (se non nel momento in cui viene raccontato dal sognatore), il sogno non è in grado di esprimere la negazione perché ogni immagine è sempre immagine di qualcosa anche quando vuole rappresentare l’assenza di quella cosa. Per esempio Freud osserva che quando una persona subisce un lutto, cioè quando muore una persona cara, il sognatore fa spesso dei sogni bizzarri in cui il defunto è morto però continua a vivere perché non sa di essere morto e solo se lo sapesse morirebbe del tutto, oppure appare come metà morto e metà vivo, oppure è morto ma è risuscitato. Questo ha spinto Freud a dire che l’inconscio non potendo esprimere la negazione, non conosce la morte. Per l’inconscio non esiste il non essere, né esiste il passato come separato dal presente e dal futuro—per l’inconscio tutto esiste simultaneamente.

Dato che il linguaggio onirico si esprime attraverso la produzione di scene (cioè di immagini), il significato del sogno subisce una distorsione e può diventare incomprensibile al sognatore stesso. D’altra parte, più i desideri sono semplici e concreti più sono più facili da rappresentare in sogno. E questo spiega perché i sogni dei bambini sono più facili da comprendere di quelli degli adulti. Le cose si complicano quando i pensieri e i sentimenti da rappresentare sono complessi. Come esprimere relazioni e situazioni articolate senza poter utilizzare parole, ma solo attraverso le immagini? Be’ è un’operazione che non riesce mai pienamente perché le immagini funzionano diversamente dalle parole: le parole permettono di articolare i significati in maniera lineare, mentre le immagini rappresentano la sintesi di significati diversi perché in esse i diversi significati si sovrappongono con un processo che Freud chiama di scomposizione e di condensazione.  Questo significa che diversi significati possono manifestarsi con una sola immagine oppure un solo significato viene spezzettato ed espresso con immagini diverse. Più precisamente, Freud nota che in seguito alla condensazione:
  1. pensieri che vengono omessi completamente
  2. pensieri che vengono rappresentati in modo separato e frammentario (con la metafora o la metonimia)
  3. pensieri che hanno qualcosa in comune e sono manifestati con una sola immagine.

Questo spiega perché una persona in sogno può essere morta e viva insieme o perché un’altra può avere l’aspetto di A, però chiamarsi come B e essere impegnata in una circostanza che la identifica come C. Inoltre, il sogno si divide in parti, cioè in diverse scene o sequenze  il numero di parti in cui è diviso il sogno corrisponde al numero di idee che deve esprimere.

Per questo i sogni sono costituiti da due livelli di significazione: il contenuto manifesto, cioè quello ricordato dal sognatore quando si sveglia e il contenuto o pensiero  latente che si può cogliere solo dopo aver compreso quale sia stato il lavoro del sogno (Traumarbeit) che è l’insieme delle operazioni di traduzione del pensiero latente nel suo contenuto manifesto. Il lavoro del sogno è il l’operazione che l’inconscio del sognatore fa per raffigurare i suoi desideri, mentre l’interpretazione del sogno è il lavoro che l’analizzante e l’analista fanno insieme per arrivare a comprendere qual è il pensiero latente del sogno.

Freud nell’Interpretazione dei sogni e in altri suoi scritti fa l’analisi di moltissimi sogni, uno dei quali è questo:
Una giovane signora sposata da molti anni sogna di essere con suo marito a teatro che è però mezzo vuoto. Suo marito le racconta che anche Elise L. e il suo fidanzato avrebbero voluto venirci, ma avevano trovato solo brutti posti a sedere al prezzo di 1 fiorino e 50 centesimi e non potevano certo prenderli. La sognatrice pensa che Elisa L. non si è persa nulla di speciale.

Comincia la libera associazione della signora sul sogno: la sognatrice dice qual è stato lo spunto per il sogno (i sogni generalmente prendono l’avvio da fatti successi il giorno prima, che Freud chiama residuo diurno), cioè il fatto che il marito della signora le aveva detto che Elise L. si era appena fidanzata.

Il sogno, dice Freud è la reazione della signora a questa notizia. In altre parole, l’annuncio del fidanzamento di Elise L. risveglia nella signora un desiderio che il sogno si incarica di raffigurare. Il lavoro del sogno metterà in scena questo desiderio attraverso una doppia distorsione, la prima dovuta al linguaggio specifico del processo onirico, la seconda causata dalla necessità di aggirare la censura del superio.

Per cominciare: da dove deriva l’immagine del teatro con la platea mezza vuota? Si tratta di un’allusione a un fatto reale della settimana precedente. La signora voleva andare a una certa rappresentazione teatrale e aveva comperato i biglietti molto in anticipo, così in anticipo che aveva dovuto pagare una sopratassa per la prenotazione.  Quando poi lei e il marito andarono a teatro, si accorse che la platea era mezza vuota e che quindi tutto l’anticipo nell’acquisto dei biglietti non era giustificato. Il marito inoltre la prese in giro per la sua precipitazione.

Il sogno specifica che Elise L. voleva comprare 3 biglietti (anche se erano solo due persone, lei e il marito) per 1 fiorino e 50 centesimi. Da dove viene questa cifra? La signora fa questa associazione: sua cognata ha ricevuto 150 fiorini dal marito e la scriteriata non ha saputo fare altro che andare subito a comprarsi un gioiello. I biglietti sono tre e non due, perché? La signora dice che Elise L.  l’amica che si è appena fidanzata è di soli 3 mesi più giovane di lei.

A questo punto l’analista comincia a cercare il contenuto latente. Tutte le parti del sogno sembrano contenere un riferimento alla precipitazione: la signora ha comprato i biglietti troppo in fretta; la signora rimprovera la cognata di essersi precipitata a comprarsi un gioiello con i 150 fiorini invece di conservarli per fare qualcosa di meno vano. Questi due episodi si collegano in risposta alla notizia che Elise L. si è fidanzata.

Freud dà allora la seguente ricostruzione del pensiero onirico latente del quale il sogno manifesto è il sostituto deformato:
È stato stupido affrettarmi tanto a sposarmi. L’esempio di Elise L. (che è solo tre mesi più giovane di me, mentre io sono sposata da dieci anni) mi fa capire che avrei potuto rilassarmi perché avrei potuto trovare un marito anche molto più tardi.
La precipitazione inutile della signora nel trovarsi un marito è rappresentata nel sogno dal fatto che ha comprato i biglietti con un tale anticipo da dover pagare un sopratassa. Il matrimonio è rappresentato dall’ “andare a teatro”. Ricordiamo che le uscite ufficiali in luoghi pubblici all’epoca erano riservate alle donne sposate, così il teatro oltre a essere naturalmente un luogo di divertimento molto ambito era anche il simbolo del passaggio alla maggiore età per una donna (cioè l’età del matrimonio).

La signora quindi rimpiange di essersi sposata così presto, infatti Elise L. si rifiuta di pagare tre biglietti per 1,50 fiorini l’uno. Elise L. rappresenta quindi la condizione in cui la signora vorrebbe essere, mentre la cognata che butta via i 150 fiorini per un gioiello rappresenta ciò che la signora ha fatto. Il gioiello e i tre biglietti per il teatro simbolizzano il marito. E mentre Elise L. rifiuta di spendere 1,50 fiorini moltiplicati per 3, la signora che aveva ben 150 fiorini (cioè molto di più) li ha buttati via senza pensare. Il pensiero onirico latente è quindi: Elise che vale meno di me finora si è rifiutata di spendere quel poco, mentre io—che valgo molto di più (150 fiorini) li ho buttati via senza pensarci.  

Dall’analisi di questo sogno vediamo allora che il pensiero di essersi sposata troppo presto viene completamente omesso perché cade sotto la censura del superio. Il sogno allora scompone questo pensiero in più immagini. L’idea del matrimonio è manifestata attraverso il motivo dell’uscita a teatro e dell’acquisto del gioiello. L’idea della precipitazione è espressa attraverso l’immagine della platea vuota e della sopratassa, e attraverso il sentimento di disapprovazione per la cognata che ha buttato via i 150 fiorini. Infine sia Elise L. che la cognata sono rappresentazioni della sognatrice stessa, nel primo caso come rappresentazione di ciò che vorrebbe aver fatto, nel secondo di ciò che ha fatto in realtà.

In conclusione, attraverso questo sogno la signora ha potuto esprimere il desiderio di non essersi sposata così presto, un desiderio che da sveglia avrebbe trovato inaccettabile e che quindi si era proibita di pensare.

Questo sogno mostra che  il linguaggio onirico è fatto di scene e di immagini. Ma esiste anche un’altra componente importante: la componente emotiva. Ogni esperienza onirica è caratterizzata da una tonalità emotiva: tutti noi abbiamo avuto sogni piacevoli e gratificanti, ma è innegabile che ci capitano anche sogni sgradevoli, tristi, angosciosi e talvolta anche incubi che ci fanno sobbalzare sul letto. Come si concilia questo dato di fatto con la teoria che il sogno è sempre l’appagamento di un desiderio?

La risposta è che il sogno è certo la realizzazione di un desiderio, ma non è sempre immediatamente chiaro il desiderio di chi. La psicanalisi ha scoperto che l’io non è il padrone della psiche perché deve sottostare alle ingiunzioni del superio. Il superio è il termine che la psicanalisi utilizza per indicare la parte della personalità che si identifica con la coscienza morale che ci è stata insegnata dai nostri genitori e dalla cultura in cui viviamo. Come abbiamo visto, molto spesso i desideri dell’io sono in conflitto con gli imperativi del superio. Bisogna allora capire quando si parla dell’appagamento di un desiderio, se tale desiderio soddisfi sia l’io che il superio, oppure se gratificare l’uno non significhi scontentare l’altro.

Se il desiderio che genera l’attività onirica riesce non risvegliare le obiezioni del superio, il sogno produrrà un’emozione positiva, cioè sarà piacevole. Se invece il desiderio solleva la disapprovazione del superio il sogno sarà sgradevole. Come durante la veglia, anche nel sonno il superio ha una funzione di censura. Tuttavia, la capacità di controllo del superio durante il sonno è indebolita dal fatto che, come abbiamo visto, il linguaggio onirico essendo l’effetto di un lavoro di scomposizione e condensazione è per sua natura ambiguo e fluido. Così di fronte alla produzione onirica, il superio rimane in certa misura indeciso e lascia passare più materiale di quanto non farebbe durante lo stato di veglia, ma occasionalmente lo marca con un timbro di disapprovazione. Questo spiega perché in certi sogni l’affetto non è adeguato al contenuto: il sogno produce nel sognatore, non piacere (come dovrebbe), ma dispiacere, cioè più precisamente angoscia.

Quando il sognatore prova angoscia in sogno, vuol dire che un desiderio proibito dal superio è sfuggito al controllo ed è riuscito a trovare la via della rappresentazione. Se tale desiderio è troppo pericoloso, la persona si sveglia. Il risveglio è l’ultima risorsa del superio per impedire la soddisfazione di un desiderio proibito—non potendo più controllare il contenuto del sogno, l’unica cosa che gli rimane da fare è interrompere il processo onirico svegliando il sognatore poiché il superio ha molto più potere durante lo stato di veglia. Il fenomeno sintomatico dell’insonnia è il segno dell’azione di iper-vigilanza del superio--l’insonne non vuole addormentarsi perché teme che durante il sonno perderà il controllo su pensieri e emozioni e che quindi emergeranno desideri inaccettabili. 

Quindi un sogno non è solo la manifestazione di un desiderio—è la manifestazione di un desiderio accompagnata da un senso di preoccupazione, di dubbio, di paura e perfino di terrore. In questo modo si spiegano anche gli incubi e i sogni ricorrenti. Un incubo manifesta l’incapacità della psiche di riconfigurare in maniera rassicurante una situazione che provoca angoscia. E un sogno ricorrente indica che la situazione che fa problema permane e che la psiche non ha le risorse per rendere accettabile la rappresentazione di un desiderio.

Un sogno ricorrente è la manifestazione del meccanismo psichico della coazione a ripetere. Può capitare di avere un sogno ricorrente da cui ci si risveglia in una condizione di massima angoscia. Per esempio, una signora ebrea è stata svegliata insieme a tutta la sua famiglia dalla Gestapo venuta per catturarli e spedirli ad Auschwitz. La signora è sopravissuta, ma tutte le notti si sveglia di soprassalto alle tre, che è l’ora in cui la Gestapo ha suonato alla porta.Perché la signora è costretta a svegliarsi ogni notte? Qual è il desiderio insostenibile per la sua psiche che la porta al risveglio?

Per rispondere a questa domanda bisogna comprendere il concetto di trauma. Si chiama trauma un evento di una violenza reale o simbolica tale da non poter essere compreso e accettato dalla psiche di chi lo subisce. Un trauma si verifica quindi quando la psiche subisce una ferita simbolica che non ha le risorse per poter sanare. La violenza dell’evento che scatena il trauma non è misurabile in senso assoluto perché dipende dall’età, dalla costituzione e dalle circostanze in cui avviene.

Nel caso della signora che si svegliava ogni notte alle tre, l’evento traumatico è stato di massima portata perché si è trattato di una violenza in senso individuale, sociale, culturale e storica—lo sterminio degli ebrei costituisce per l’identità Europea un trauma non rimarginabile.

In psicanalisi si definisce questa situazione come il ritorno del rimosso. Tuttavia, l’esperienza traumatica in un certo senso invade la psiche proprio perché non può essere rimossa. Perché un’esperienza possa essere rimossa, deve prima essere compresa, cioè simbolizzata e poi giudicata inaccettabile e nascosta alla coscienza. Mentre un’esperienza traumatica è tale perché non è stato possibile simbolizzarla, cioè elaborarla in nessun modo.

La signora che si risveglia ogni notte alle tre, lo fa perché ogni notte sente la morte che bussa alla porta. La morte, cioè la Gestapo, non si è fermata di fronte a nulla, perciò la psiche non è in grado di fermarla (non è possibile fare come Sheherazade nelle Mille e una notte che teneva lontano la morte con un racconto)—l’unica soluzione è svegliarsi. La morte che ha incontrato la signora è stata una morte senza appello. Da allora la psiche le ripresenta ogni notte un’esigenza e una richiesta: trovare il modo di dare un senso a quello che le è successo.

È una legge psichica che ciò che non può essere risolto, cioè elaborato e compreso, si ripresenta. Freud ha individuato questo meccanismo per la prima volta chiaramente guardando il suo nipotino che quando la madre lo lasciava solo trovava conforto nel prendere un rocchetto (uno yo yo) e nel lanciarlo lontano gridando "FORT" per poi ritirarlo indietro dicendo con soddisfazione "DA". Freud osserva che in questo modo il bambino cercava di padroneggiare l’angoscia prodotta dall’assenza della madre. E come lo faceva? Ripetendo la situazione, o meglio mettendola in scena con altri mezzi e capovolgendola: non era più il bambino a essere abbandonato dalla madre, ma era la madre, cioè il rocchetto che era allontanata dal bambino volontariamente e poi altrettanto volontariamente riavvicinata.

La coazione a ripetere un sogno o di un comportamento legata a un evento traumatico è un tentativo analogo a quello messo in opera dal nipotino di Freud—esprime il desiderio di ripetere la situazione che ci ha colto inermi e impreparati per imparare a padroneggiarla. In questo tentativo, però, la psiche può fallire ed è questo il sentimento di angoscia o terrore prodotto dai sogni che ripresentano il verificarsi di un evento traumatico.

Un processo un diverso ha luogo nel fenomeno delle crisi di panico. Una crisi di panico è un attacco di terrore che coglie una persona improvvisamente e apparentemente per nessun motivo, oppure in presenza di un fattore scatenante che però non è commisurato alla quantità di angoscia che scatena (claustrofobia, agorafobia ecc.). Nonostante medici e psicologi siano pronti a prendere alla lettera le paure dei pazienti, la causa reale degli attacchi di panico è un desiderio rimosso che viene sollecitato da oggetti o circostanze particolari (che diventano l’oggetto della fobia), le quali diventano il segno di quel desiderio e mettono il soggetto in uno stato di terrore scatenato dallo stato di massimo allarme imposto dal superio.