L’ORIGINE DELLE FANTASIE SESSUALI

 
 
Nel 1885 Freud diventò docente universitario in neuropatologia e ricevette una borsa di studio per andare a Parigi, all’ospedale della Salpêtrière che era diventato un luogo di pellegrinaggio per i neurologi di tutta Europa. La Salpêtrière era diretta da Jean-Martin Charcot, un luminare della medicina specializzato nello studio dell’isteria. Alla Salpêtrière, Charcot aveva creato un reparto per donne che soffrivano della misteriosa malattia che faceva impazzire i medici del tempo: l'isteria.

L’isteria era un’entità nosologica che copriva una vasta e mutevole gamma di sintomi, ma i più distintivi erano crisi pseudo-epilettiche e paralisi di cui non si riuscivano a comprendere le cause. Charcot era arrivato alla conclusione che le cause dell’isteria non fossero organiche e che il processo che le determinava fosse analogo a quello che si riscontrava nell’ipnosi. Nel procedimento ipnotico l’ipnotizzatore imponeva un’idea alla mente del paziente. Questa idea agiva sul comportamento dell'individuo da sveglio in maniera inconscia. Se per esempio l’ipnotizzatore suggeriva che un paziente avesse una paralisi, l’idea di paralisi si attivava nella mente inconscia della persona e creava una paralisi reale la cui causa non era di origine fisiologica, ma psicologica. Charcot riteneva che lo stesso succedesse ai pazienti isterici perché gli isterici, o più comunemente, le isteriche, soffrivano di una sindrome neurologica che li predisponeva all’ipnosi. In altre parole, secondo Charcot l’isteria era una patologia neurologica che rendeva alcuni individui particolarmente inclini a cadere in uno stato ipnotico. Durante questi stati ipnotici spontanei, la mente degli isterici assorbiva suggestioni che andavano a generare tutti i sintomi dell’isteria. Charcot iniziò allora a ipnotizzare deliberatamente le sue pazienti isteriche per mostrare come fosse possibile creare ogni tipo di sintomi. Medici da tutto il mondo cominciarono a fioccare alla Salpêtrière per assistere agli attacchi isterici messi in atto dalle donne ipnotizzate ed esibite nell’anfiteatro dell’ospedale. Uno di questi medici fu Freud.

Per consolidare i suoi rapporti con il maestro, Freud si offrì di tradurre in tedesco il terzo volume dell’opera di Charcot, Lezioni sulle malatie nervose, e divenne così il rappresentante ufficiale in Austria della tesi dell’isteria come malattia psicologica. A Vienna c’era un altro medico amico di Freud che si stava occupando di isteria—Joseph Breuer. Nel 1881 Breuer aveva preso in cura una paziente--ribattezzata Anna O.--che soffriva di isteria e in particolare di paralisi del braccio e gamba destra, di disturbi della vista e dell’udito e di stati di assenza di consapevolezza. Breuer ebbe in cura Anna O. per due anni nel corso dei quali sviluppò un metodo di cura che la paziente stessa aveva definito talking cure, la cura della parola, perché Breuer l’aveva incoraggiata a parlare dei pensieri che aveva avuto nei giorni precedenti ai loro incontri. Secondo Breuer la comunicazione verbale dei pensieri che la disturbavanoo consentiva ad Anna di scaricare tutti gli stimoli nocivi che danneggiavano il suo organismo. In seguito, Breuer sostenne di essere stato in grado di collegare ogni nuovo sintomo a un episodio preciso che l’aveva causato e che dopo che tale episodio era stato rimemorato, il sintomo era scomparso.

Questa teoria di Breuer coincideva in molti punti con quella di Charcot e quando Freud ne venne a conoscenza nel 1882 rimase molto impressionato. L’idea rivoluzionaria era che pensieri, o meglio ricordi inconsci, potessero agire non solo sulla mente, ma anche sull’organismo all’insaputa di una persona e causare sintomi fisici. Le isteriche quindi soffrivano di ricordi inconsci che dovevano essere portati alla luce per essere disattivati. Questa ipotesi contiene tre concetti chiave della psicanalisi:
  • La nascita del concetto di inconscio come sfera separata e sottostante alla sfera della coscienza.
  • L’idea che la cura consista in un processo di catartico di rimemorazione e presa di coscienza di ciò che è stato dimenticato.
  • La tesi che i ricordi esercitino una sorta di pressione capace di avere effetti organici.
Questi tre idee accomunano le tesi di Charcot e di Breuer. Ma la teoria dell’isteria elaborata da Freud aggiunge un altro punto: per diventare patogeni i ricordi inconsci dovevano essere di natura sessuale perché solo i ricordi di natura sessuale erano legati a un tipo di eccitazione/energia che si irradia nel corpo.

Freud avanzò quindi la tesi che le isteriche soffrissero di traumi sessuali inconsci. In altre parole, non era sufficiente che una persona avesse avuto delle esperienze sessuali negative, perché l’isteria si sviluppasse era anche necessario che tali ricordi fossero stati completamente dimenticati (cioè rimossi). E poiché un adulto è capace di ricordare quel che gli succede, per poter essere totalmente dimenticati, tali traumi dovevano essere accaduti nei primissimi anni di vita quando, secondo Freud, un bambino sarebbe in grado di registrare, ma non di comprendere quel che gli succede. Questi ricordi sessuali traumatici erano come fotogrammi sepolti nell’archivio dell’inconscio che il medico doveva riportare alla luce attraverso l’ipnosi. È la famosa ‘teoria della seduzione’: Freud riteneva che le isteriche fossero state sessualmente molestate da piccole da un adulto della famiglia.

Il paradosso di questa tesi è l’idea che un trauma sessuale per essere tale, deve essere inconscio perché se fosse chiaramente ricordato non avrebbe effetti patologici. Quindi solo una molestia che non possa essere rimemorata per via della giovane età della vittima sarebbe in grado di causare disturbi isterici. Freud si trovò quindi a cercare nelle sue pazienti dei ricordi che per definizione non potevano essere ricordati, ma che dovevano riemergere grazie alla suggestione  ipnotica. In realtà, per sua stessa ammissione, Freud ebbe delle grandissime difficoltà a rintracciare questi traumi inconsci e quindi ipotizzò che tali ricordi fossero protetti da una resistenza a sua volta inconscia. Anche questa ipotesi era problematica perché la rimozione è un atto del superio che respinge qualcosa al di fuori della coscienza. Ma chiaramente se i ricordi traumatici non erano mai stati consci ed erano ostacolati nel venire alla coscienza bisognava ipotizzare che esistesse un azione di rimozione a sua volta inconscia e impersonale, cioè avvenuta prima della formazione del superio individuale.
Freud si era quindi trasformato in un cacciatore di ricordi impossibili da ricordare. Non c’è da stupirsi se da un lato non riusciva a trovarli e dall’altro era costretto postularli come esistenti e a leggere nelle parole delle sue pazienti le tracce criptate della loro esistenza. Questo lo portò a concludere che l’inconscio si manifestava in forma simbolica attraverso un processo di condensazione e ricomposizione delle immagini traumatiche archiviate nell'inconscio. Perciò si sentì autorizzato a esercitare un certo imperio nell’interpretazione, cioè a non considerare i dinieghi dei suoi pazienti o a considerarli come sintomi di resistenza dovuti alla rimozione:
Prima di sottoporsi all’analisi, il malato non sa nulla di queste scene ed è solito ribellarsi quando lo si avverte del loro prossimo riaffiorare; solo la forte coercizione del trattamento può indurlo a rievocarle; mentre richiama alla coscienza queste esperienze infantili, soffre a causa di violente sensazioni delle quali si vergogna e che aspira a nascondere e anche dopo averle rivissute fino in fondo e in modo tanto convincente, tenta di non prestarvi fede sottolineando di non aver provato, come era accaduto rievocando altri fatti dimenticati, la sensazione di stare ricordando. (Etiologia dell’isteria p. 63)
Insomma, se il paziente non ricordava, Freud lo obbligava a farlo e lo biasimava per non voler facilmente accogliere la sua interpretazione. In un secondo momento (1897) Freud si trovò a dubitare dell’esistenza reale dei ricordi inconsci. In una famosa lettera a Fliess dell’11 settembre 1897 confessò di non credere più alla teoria della seduzione infantile per via delle difficoltà che aveva trovato a riportare in luce le memorie inconsce originarie, oltre che per il fatto che molti pazienti abbandonavano l’analisi molto prima di raggiungere quel momento, e infine per la mancanza di successi terapeutici. Insomma, era difficile convincere i pazienti della realtà delle scene sessuali che Freud ricostruiva per loro durante le sedute analitiche, oltre al fatto che se molestia sessuale c’era stata, bisognava accusare qualcuno della famiglia e non era facile farlo solo sulla base di un ricordo inconscio imputato al paziente.
Freud si trovò in un'impasse: che cosa poteva fare per mantenere la validità della sua teoria del ruolo della sessualità nell’eziologia dell’isteria? Cominciò a teorizzare che la causa delle nevrosi non fossero ricordi, ma fantasmi sessuali. Postulò che i bambini fossero delle creature intensamente sessuali con degli impulsi e desideri identici a quelli degli adulti che derivavano dal corredo psichico della razza umana. In altre parole i bambini dalla nascita custodivano nel loro inconscio dei fantasmi primari (Urphantasien) o fantasie sessuali filogeneticamente trasmesse che potevano essere attivate e sollecitate da circostanze ambientali. La nuova teoria dell’eziologia delle nevrosi di Freud fu che i nevrotici non soffrivano di ricordi, ma di fantasie inconsce. Non era quindi più indispensabile accertare le circostanze traumatiche avvenute nella realtà perché le fantasie sessuali erano ereditate filogeneticamente da tutti gli esseri umani e bastava qualche circostanza anche innocente per riattivarle. La parte più arcaica dell’inconscio era quindi composta dagli istinti sessuali che si manifestavano nelle fantasie sessuali infantili.
Essendo il luogo delle pulsioni filogeneticamente tramandate, l’inconscio non conosceva il principio di realtà quindi le fantasie sessuali si presentavano nella stessa forma a tutti gli individui generazione dopo generazione. In questo modo, Freud poteva in buona fede non dare importanza alla resistenza dei pazienti quando dicevano di non avere ricordi o esperienze dei desideri inconsci che Freud attribuiva loro. I pazienti non ricordavano perché le fantasie sessuali non erano ricordi e la loro sessualità aveva un’origine “polimorfa perversa” perché conteneva tutti gli stadi evolutivi dell'istinto sessuale che agivano a livello inconscio. Come arrivò Freud a questa conclusione?
Richard Webster ha scritto un ponderoso e polemico libro intitolato Why Freud Was Wrong in cui si è dedicato a riportare alla luce le influenze culturali nascoste sul pensiero di Freud. Una di queste è l’idea dell’esistenza di una “legge biogenetica” teorizzata dallo scienziato tedesco Enst Haeckel (1834-1919). Haekel era un tipico filosofo-scienziato-artista del XIX secolo, uno di quelli che secondo lo stile di pensiero dell’epoca applicava immaginazione e speculazione ai dati scientifici producendo suggestive universalizzazioni. Una di queste era la “teoria della ricapitolazione” secondo la quale l’ontogenia ricapitola la filogenia. Secondo Haekel lo sviluppo di ogni nuovo organismo individuale passava attraverso tutti gli stadi evolutivi precedenti. In particolare, gli embrioni umani nel loro sviluppo attraversavano i vari stadi dell’evoluzione dai pesci ai vertebrati. Haekel riteneva inoltre che tutti gli organismi fossero dotati di una psiche che si sviluppava diversamente e separatamente dal corpo perché aveva bisogno della sollecitazione di stimoli esterni per evolvere da uno stadio all'altro. Nel caso della specie umana, l’anima rimaneva inattiva in una specie di ibernazione per tutto il tempo in cui il feto era nell’utero. Ma una volta nato, la psiche del bambino doveva ricapitolare, cioè passare attraverso tutti gli stadi di coscienza della storia dell’evoluzione sulla terra.(1) In altre parole, le leggi dell’evoluzione come erano state tracciate da Darwin si estendevano anche allo spirito che quindi si sviluppava seguendo degli stadi evolutivi universali. 
Alla fine dell’ottocento la legge biogenetica era ampiamente accettata come un dato di fatto scientificamente assodato e un amico e collega di Darwin, George Romanes scrisse due testi—Mental Evolution in Animals e Mental Evolution in Men—in cui paragonava l’evoluzione mentale dei bambini a quella degli animali a partire da pesci, rettili e uccelli. Webster nota che Freud possedeva una copia abbondantemente annotata di Mental Evolution in Man e che il collega Fliess (un medico con cui Freud ebbe una fitta corrispondenza nel corso della quale elaborò una buona parte delle sue teorie psicanalitiche) era stato uno dei primi ad applicare i principi biogenetici alla sessualità infantile postulando l’esistenza di stadi evolutivi anche nella sessualità. (2)
Nel 1897 Freud scrisse una lettera a Fliess in cui attribuiva l’origine delle perversioni umane (per esempio quelle scatologiche e feticistiche) alla sopravvivenza di istinti animali appartenenti a stadi precedenti dell’evoluzione poiché negli animali l’istinto sessuale è eccitato dagli odori corporei quali sangue, sudore e feci. (3) Gli stadi evolutivi della sessualità—orale, anale, genitale—teorizzati da Freud riflettevano il pensiero degli scienziati evoluzionisti tedeschi dell’epoca, per esempio Wilhelm Bölsche aveva osservato che gli organismi più semplici usano la bocca per riprodursi e che quindi per essi riprodursi equivale a mangiare, mentre negli organismi un po’ più complessi la riproduzione passava per l’ano e quindi per questi riprodursi equivaleva a defecare. Solo negli organismi più complessi, acominciare dai rettili appaiono gli organi genitali, cioè il pene e la vagina. (4)
Una volta raggiunto il successivo stadio di sviluppo, gli istinti appartenenti al precedente venivano repressi/rimossi e perciò il bambino avrebbe, per esempio, cominciato a provare disgusto e orrore al pensiero delle feci. Se d’altra parte qualcosa avesse interferito con la successione degli stadi evolutivi della psiche, l’individuo avrebbe mantenuto una sessualità “polimorfa-perversa”. Sulla vita dell’individuo umano premevano costantemente tutte pulsioni della vita animale ed era compito della civiltà, cioè dell’educazione, oltre che della psicanalisi, isolare e poi sciogliere per quanto possibile la pressione dell’inconscio. In Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) Freud scrive:
La psicoanalisi elimina i sintomi degli isterici a patto che questi siano il sostituto—per così dire—la trascrizione di una serie di processi, desideri e aspirazioni psichiche investite affettivamente, ai quali da un particolare procedimento psichico (la rimozione) è stata sbarrata la strada verso l’eliminazione che si otterrebbe mediante un’attività psichica ammissibile alla coscienza. Queste formazioni mentali trattenute nelle condizioni dell’inconscio aspirano a esprimersi conformemente al loro valore affettivo, cercano una scarica e la trovano nell’isteria con il processo di conversione in fenomeni somatici: i sintomi isterici. Se con l’aiuto di una tecnica particolare si torna sistematicamente a ri-trasformare i sintomi in rappresentazioni investite affettivamente—che ora però sono coscienti—saremo in grado di ricavare le informazioni più esatte sulla natura e sull’origine di queste formazioni psichiche che prima erano inconsce. (5)
L’isteria quindi sarebbe causata dalla conversione di questi fantasmi primitivi repressi in disturbi somatici. In altre parole, esisterebbero delle rappresentazioni ancestrali che nella psiche di alcuni individui (per via della loro particolare “costituzione”) avrebbero una particolare forza e quindi sarebbero più difficili da rimuovere. Nel caso delle isteriche, le pulsioni si convertirebbero in disturbi fisici causati da idee inconsce proprio come aveva teorizzato Charcot. In altri casi, dove la capacità di rimozione è costituzionalmente più debole si trasformerebbero in perversioni.
Una volta aperto il campo all’inconscio come deposito di idee rimosse appartenente alla storia dell’evoluzione, diventa possibile ascrivere ad esso qualsiasi espressione umana. Tuttavia, Freud era convinto che l’inconscio contenesse solo rappresentazioni di carattere sessuale e richiedeva a chi si definiva psicanalista di accettare questo principio. La sua separazione da Jung si consumò proprio sul dissenso riguardo al cosiddetto “pansessualismo”. Jung non era disposto a credere che il patrimonio psichico di origine filogenetica si limitasse alle pulsioni sessuali e riteneva invece che l’inconscio individuale contenesse l’intera evoluzione dello spirito umano che si esprimeva in immagini chiamate archetipi. I due uomini dissentivano sull’estensione dell’inconscio, ma non sulla sua struttura e funzionamento. Freud considerava la pulsione sessuale una forza reale che aveva effetti visibili sul corpo, mentre Jung vedeva nell’intera storia della cultura la manifestazione di forme archetipiche misteriosamente inscritte nella psiche umana e altrettanto misteriosamente trasmesse. Ogni prodotto artistico e culturale era l’effetto dell’azione di un archetipo nascosto che bisognava rintracciare nella storia dello spirito. Anche Freud pensava che l’inconscio avesse una storia, ma tale storia era appunto la storia delle manifestazioni delle pulsioni sessuali represse, che una volta trovata una forma la mantenevano per sempre o quanto meno per un tempo lunghissimo. Così scrive:
Di tutte le false credenze e superstizioni che l’umanità reputa di aver superato non ce n’è una di cui non sopravvivano residui ancora oggi fra noi, o negli strati più infimi dei popoli civilizzati, o addirittura negli strati più elevati della società civile. Le cose, una volta venute al mondo, tendono tenacemente a restarci. Talora verrebbe perfino da dubitare che i draghi preistorici si siano davvero estinti. (6)
L’inconscio umano nella versione freudiana quindi sarebbe la stratificazione delle forme assunte dall’istinto sessuale represso. Una di queste forme è il famoso complesso di Edipo. Come è noto, il complesso di Edipo è il desiderio sessuale che il bambino maschio è supposto provare per la propria madre e la conseguente ostilità verso il padre con cui è in competizione. Una cosa molto interessante che Webster nota è che il complesso di Edipo non è qualcosa che i pazienti avevano confessato di aver percepito, ma è una tesi che Freud ha postulato a priori così come aveva postulato a priori l’esistenza di fantasie sessuali orali o genitali ancestrali. Si tratta di costruzioni create per far tornare i conti a conferma della teoria biogenetica. Freud ricostruisce sulla base dell’attaccamento che tutti i bambini (maschi e femmine) mostrano per la madre—che è la persona che più di tutti si prende cura di loro—una fantasia incestuosa inconscia che influenzerebbe il comportamento del maschietto, il quale una volta raggiunto lo stadio genitale vorrebbe letteralmente penetrare la madre e sarebbe costretto a rimuovere tale fantasia inconscia grazie alla presenza del padre, il quale diventa l’operatore dell’evoluzione psichica dell'individuo. Poiché la tesi è che l’inconscio contenga i modelli dei desideri sessuali della specie umana, Freud attribuisce al bambino un desiderio sessuale adulto e una conoscenza ereditaria della sessualità che il piccolo non potrebbe ancora avere in proprio.
La teoria freudiana della sessualità umana si basa sulla tesi dell’esistenza di uno strato originario fantasie sessuali, cioè di rappresentazioni inconsce di atti sessuali mai accaduti che la biologia evoluzionistica riteneva facessero parte del corredo filogenetico di tutte le specie animali, inclusa quella umana. Tuttavia l’esistenza di una legge biogenetica, cioè di una legge che ricapitola l’evoluzione organica e psichica (cioè istintuale) delle specie è stata nel frattempo smentita dalla scienza e appartiene ormai al campo delle superstizioni pseudo-scientifiche. Ciò non impedisce che molti psicanalisti, essendo inconsapevoli delle origini del tutto speculative di queste teorie che affondano le loro radici nella Naturphilosophie del romanticismo tedesco, parlino tuttora di complesso di Edipo e di pulsioni orali, anali e genitali. In questo senso, sia la psicanalisi sia la cosiddetta psicologia del profondo di Jung fanno uso di un pensiero estinto che continua a essere esercitato ciecamente perché non è stato analizzato.
Questo concetto dell’inconscio non può più essere utilizzato perché le sue premesse sono state ampiamente smentite. Le fantasie sessuali esistono, ma non provengono dall’inconscio, bensì  dalla cultura e dalla società e vengono trasmesse con tutti i mezzi della comunicazione attraverso il linguaggio in tutte le sue forme. Naturalmente questo determina anche una concezione completamente diversa della natura dell’isteria, della nevrosi e delle perversioni che non è il caso di affrontare qui.
   
   
   
   

         

    1. Richard Webster, Why Freud Was Wrong (Oxford: The Orwell Press, 2005) p. 230.
    2. Richard Webster, Why Freud Was Wrong (Oxford: The Orwell Press, 2005) p. 231.
    3. Richard Webster, Why Freud Was Wrong (Oxford: The Orwell Press, 2005) p. 232.
    4. Frank Sulloway, Freud, Biologist of the Mind: Beyond the Psychoanalytic Legend (Harvard UP, 1992).
    5. S.Freud, “Tre saggi sulla teoria sessuale” in La vita sessuale (Torino: Bollati Boringhieri, 2009) p. 71-72.
    6. S. Freud, Analisi terminabile e interminabile e costruzioni nell’analisi (Bollati Boringhieri: Torino, 1977), p. 37.