IL FALLO E LA MASCHERA - L'inconscio patriarcale della psicanalisi

Marina de Carneri




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Per Lacan non esiste un secondo sesso perché i sessi non sono due, ma uno solo: esiste il sesso maschile, e poi qualcosa d’altro (l’héteros). Questa presa di posizione ha delle conseguenze metodologiche fondamentali. Se partiamo dalla tesi di de Beauvoir che esiste un secondo sesso, ammettiamo che i sessi sono due e allora possiamo discutere del perché ce n’è uno che si è assicurato la posizione dominante. La tesi di Lacan invece è che nella condizione umana, a partire dal momento in cui entra in funzione il linguaggio — cioè da quando l’essere umano si è distaccato dall’animale — esiste un solo sesso, quello maschile. Di conseguenza, il sesso femminile non esiste, e poiché non esiste “è nella condizione di doversi svuotare in quanto essere per il rapporto sessuale”. Il sesso femminile, che non esiste — ribadisce Lacan — si presenta come il “vuoto che esso offre alla parola e che io chiamo il luogo dell’Altro.” L’aspetto più provocatorio e tendenzioso dell’affermazione di Lacan è l’idea che la differenza sessuale — che è un’evidenza inoppugnabile iscritta nel corpo — non dipenda dalle funzioni sociali imposte dall’anatomia, ma che sia una conseguenza del linguaggio in sé, cioè della logica del senso. Non sarebbe quindi a livello semantico, cioè del significato attribuito alle differenze tra i sessi nelle comunità umane che si deve collocare la differenza sessuale, ma al livello della stessa struttura della significazione che avrebbe origine in quella che Freud chiamava “l’altra scena”, cioè nel campo dell’inconscio.